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NELLO SPECCHIO DELLA MORTE

 

Di recente ho iniziato un approfondimento on line sul tema ‘morte’ che ha questo titolo. E’ un titolo preso da ‘Il libro tibetano del vivere e del morire’ in cui ciò che viene trasmesso è che vita e morte sono un tutt’uno.

Mi fa bene entrare nel vivo di questa tematica che è a mio avviso ancora tanto, troppo evitata nel contesto socio culturale in cui sono cresciuta. Fino al momento in cui non arriva addosso come un treno a mille all’ora sotto forma di perdita nella materia.

“Voi, in occidente, iniziate a pensarci quando siete sul punto di morire fisicamente” – dice uno dei monaci in un discorso – “non vi sembra un po’ troppo tardi?”

 

Domanda dopo la quale è calato un sacro silenzio dentro di me. Si. Lo è.

 

Siamo abituati a pianificare ogni cosa, ogni singolo secondo della nostra esistenza è pianificato. Fino a quando la nostra pianificazione viene spazzata via dall’impermanenza che si manifesta in modo inatteso.

Morire è tutti i giorni, tutti i giorni muore una parte di me. Tutti i giorni lascio andare qualcosa di me. Sia che lo voglia sia che non lo voglia. La Natura è Maestra. Lei, ce lo mostra continuamente. E noi, La osserviamo illusi che sia qualcosa di esterno a noi, qualcosa che succede alle foglie in autunno, ma non a me. Io continuo imperterrita. Già. Continuo imperterrita nel velo dell’illusione.

 

Venire a patti con la nostra mortalità non è cosa semplice. Nessuno ne parla. Nessuno ce lo insegna.

Ci fa sentire fallibili, umani, vulnerabili e non in grado di controllare ogni cosa, così come pensavamo.

 

Il grande disagio di questo momento storico che stiamo vivendo, (parlo al plurale perché mi sono permessa di condividere queste riflessioni con diverse persone a me vicine, ma naturalmente è la mia personale esperienza che implica la massima libertà di dissentire nel rispetto del proprio sentire) è proprio la non abitudine a considerarci umani. E’ l’illusione di essere onnipotenti, immortali.

E questo momento sta toccando tutti. Eccome. Alcuni di noi sono toccati fisicamente, altri emotivamente, altri nell’anima. In modo più o mento intenso, siamo tutti coinvolti in quest’inversione di marcia che sta avvenendo grazie ad un’altra grande Maestra: la Morte.

E’ Lei, che smuove animi, paure, ire funeste, nevrosi, egoismi ma anche aperture, consapevolezze, risorse, forza, amore per la vita, attenzione al prossimo.

 

Ci dimentichiamo che ogni cosa è impermanente. Ogni cosa. Anche quello che stiamo vivendo ora. E’ una legge, una legge della Natura.

Certo, non è semplice passarci attraverso. Vero. Dunque, cosa posso fare per attraversare questo tunnel al meglio? Come posso fare per accompagnarmi in questo momento?

Di solito, quello che si fa quando si va a camminare in montagna ed inizia la tempesta è andare in un rifugio. Al caldo, al riparo e al sicuro attendendo pazientemente che il tempo migliori.

E’ la stessa cosa che posso fare nel mio quotidiano. Allenarmi a trovare un rifugio dentro di me. Non come fuga dalla realtà ma come risorsa. Occorre che ci prepariamo a vivere ad un livello più profondo trovando il nostro rifugio interiore nel quale possiamo stare connessi alla realtà esterna e contemporaneamente sentire che siamo in un luogo sicuro dentro di noi, che non ci abbandona e non ci delude.

Ci sono tanti modi per poter trovare questo rifugio: uno di questo è la meditazione. La meditazione è uno specchio, esattamente come la Morte.

Meditazione e Morte sono momenti di Verità.

Inizialmente la Meditazione porta a galla tutto quello che di me non mi piace e che faccio fatica ad accettare: pensieri ripetitivi, una mente inquieta, il corpo che non riesce a stare fermo. Fermarmi ad osservare, ad ascoltare mi permette di diventare consapevole: davanti allo specchio della Verità non posso più attribuire fuori da me ciò che è mio, accusando gli altri, e non posso più negare la Bellezza autentica che vive in me. Inizio ad assumermi le mie responsabilità, inizio ad entrare nel mio rifugio e a starci bene. Diventa un posto accogliente, un luogo che mano a mano che pratico riesco a raggiungere in ogni momento della giornata, tutte le volte che ne sento il bisogno.

Nelle foto che vedete, sto raccogliendo foglie secche. E’ stato un momento scelto consapevolmente per entrare nel mio rifugio: anziché sedermi a gambe incrociate, ho scelto di uscire in silenzio a ripulire questo piccolo spazio di terra dalle foglie secche e morte che gli alberi hanno lasciato andare. Ho immaginato che ogni foglia fosse qualcosa di me che ero pronta a lasciare andare: l’ho ringraziata e raccolta con presenza e amore. Nuove ed altre foglie cadranno nei prossimi giorni e nuove ed altre foglie nasceranno la prossima primavera. Per la legge dell’impermanenza.

E nello specchio della morte, mi sono rivista, anche oggi.

 

Francesca Tamai

 

 

 

 

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